LA MAGLIA

Una svolta epocale: i calciatori non sono più costretti ad utilizzare le maniche lunghe, che provocano enorme fastidio, soprattutto in piena estate (e difatti poi tutti le arrotolavano). I giocatori hanno quindi a disposizione una variante in più da sfoggiare in alternativa alla manica lunga. Capita spesso che nella stessa partita si presentino maglie a maniche corte e lunghe, scelte appositamente dagli atleti prima delle partite. Il materiale utilizzato per la realizzazione delle divise è sempre di derivazione militare. La casacca adottata in questa stagione si presenta in lana e più pesante rispetto a quella del campionato precedente. Il colore celeste torna ad essere più intenso. Il modello è impreziosito da un classico collo a girocollo e dai polsini di colore bianco. Per l’amichevole di precampionato disputata il 22 settembre 1940 in Germania, con la Rappresentativa di Monaco di Baviera-Lazio (0-1), la casacca della Lazio torna ad esibire un fregio tricolore già visto nella finale di andata della Coppa Europa Centrale, disputata nel 1937, incontro Ferencvaros-Lazio (4-2). All’interno dello stemma (molto simile allo scudetto dei giorni nostri) trova posto il fascio littorio posizionato nello spicchio bianco del tricolore. Questo speciale stemma veniva applicato sulla maglia, esclusivamente nelle partite in terra estera dai club italiani su esplicita richiesta del Partito Nazionale Fascista.

1940/41, la prima casacca a maniche corte della storia della Lazio

1940/41, il modello a maniche lunghe con collo a "V"

La stagione

La S.S. Lazio, con tutte le sue sezioni, è impegnata a festeggiare il quarantennale della sua fondazione. Nonostante una buona campagna acquisti, la squadra non ha mai saputo sviluppare un gioco organico e fluido. L’allenatore Geza Kertesz confida troppo nelle individualità e soprattutto in Silvio Piola, ma senza un gioco che ne esalti le capacità. Anche la società non riesce a dare alla squadra la necessaria tranquillità e mancano figure di riferimento tra giocatori e dirigenza. Tale stato di cose è dimostrato dall’esonero di Kertesz e dalla conseguente sua sostituzione con Ferenc Molnar, che peraltro non ha saputo infondere sicurezza alla squadra, e dal suo ulteriore esonero a favore dell’allenatore delle riserve Dino Canestri che, sia pure all’ultima giornata, riesce a portare la squadra alla salvezza grazie ad un insperato pareggio a Bologna (2-2) con i campioni d’Italia e la contemporanea sconfitta del Novara a Venezia (3-0), che precedeva i biancoazzurri di un punto ed infine per un migliore quoziente reti a favore della Lazio. Domenica 16 marzo 1941, Lazio-Roma (2-0), in una stracittadina memorabile, Silvio Piola diventa leggendario. Infatti quel derby sarà ricordato proprio per lui, non solo per i due gol messi a segno, ma anche per un infortunio al capo che lo avrebbe dovuto estromettere dalla contesa secondo il parere del medico. E invece il centravanti, in un periodo in cui ancora non esistevano le sostituzioni, decide di proseguire e non lascia i propri compagni in dieci. Segna di testa e poi in contropiede, dopo una lunga corsa, griffando una delle gare più belle della storia biancoazzurra.

 

La Rosa

Portieri: Giovannini, Giubilo, Gradella, Mazzon. Difensori: Brondi, Di Santo, Faotto, Ferrarese, Ferri, Magrelli, Minnetti, A. Monza (II), Romagnoli (II), Scaramuzza, Valenti. Centrocampisti: Baldo, Dagianti, Fazio, Flamini, Gualtieri, Morgia, Palma, S. Pisa (I), Ramella, Sforza. Attaccanti: Barrera, Boriçi, Carassai, Chiaretti, D’Orazi, Lombardini, G. Mancini (I), Mancini (II), A. Mozzetta (I), Piola, A. Pisa (II), Puccinelli, Rossano, Sforza, Vettraino, O. Zironi (I). Allenatori: Kertesz, Molnar, Canestri.

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