LA MAGLIA

La Lazio scende in campo con la “Lacoste”, famoso marchio francese di abbigliamento sportivo. All’inizio degli anni Sessanta la “Lacoste” riscuote un successo straordinario in Italia. La polo in jersey di cotone a “nido d’ape” diventa uno dei capi d’abbigliamento più usati al mondo. La Lazio rimane contagiata non poco dal successo del “coccodrillo” tanto da spingere la società stessa a vestire le ricercatissime polo “Lacoste”. Fino al 1963 i colori realizzati per le polo Lacoste sono solo quattro: azzurro, rosso, bianco e giallo. Per affinità, l’unico colore assimilabile al celeste era l’azzurro. Questo è il motivo per il quale la Lazio non scese in campo con la classica maglia celeste. Curiosamente il logo del “coccodrillo” viene scucito dalla polo da gioco.

 

1961/62, una Lacoste senza "coccodrillo" per la Lazio

La stagione

Toccato il fondo, la Lazio inizia la sua ricostruzione che avrebbe dovuto riportare subito la società nella massima serie. Ceduto Rozzoni per motivi di bilancio, la Lazio perde l’autobus della promozione a causa dell’incredibile episodio capitatole nella partita interna col Napoli. L’arbitro Rigato non vede entrare un pallone scagliato su punizione da Seghedoni a causa di un foro presente nella rete della porta. La sfera entra, ma trova un varco ed esce dalla rete. Il gol non viene assegnato, nonostante le furiose proteste dei giocatori in campo e dei tifosi sugli spalti. La partita finisce così in pareggio per 0-0 e quel punto, tolto ingiustamente alla Lazio e regalato al Napoli, determinerà la promozione in Serie A dei partenopei (terzi) e la permanenza dei biancocelesti (quarti) nella serie cadetta.

 

La Rosa

Portieri: Cei, Lovati, Pezzullo, G. Rossi. Difensori: F. Adorni, Del Gratta, Eufemi, Gasperi, Napoleoni, Noletti, Seghedoni, Zanetti. Centrocampisti: Bizzarri, Carosi, Governato, Gratton, Landoni, Mecozzi, Merighi, Severini, Vignoli. Attaccanti: Ferrario, Joan, Longoni, Morrone, Maraschi, Pinti, Prini, Rozzoni, Sallusto. Allenatori: Todeschini, (poi subentrato) Ricciardi, (poi subentrato) Facchini.

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