LA MAGLIA

La casacca della leggenda, la maglia del sogno che diventa realtà. Una fotografia indelebile che rimarrà negli occhi di chi ha vissuto la stagione dello scudetto. Si rafforza il sodalizio commerciale tra le aziende sportive Tuttosport ed Ennerre. La ditta Tuttosport, esclusivista prodotti S.S. Lazio in quegli anni, per realizzare l’intera fornitura tecnica della squadra decise di affidare la produzione tessile a ditte esterne come, l’Ennerre di Pescara ed un importante maglificio romano dell’epoca. La divisa prodotta dall’Ennerre è un modello classico realizzato ed utilizzato per un decennio da molte squadre italiane (vedi Catanzaro, Napoli, Perugia, Avellino, ecc.) a tinta unita, con colletto e polsini dello stesso colore della maglia e con una righina bianca all’interno di essi. I numeri da gara di colore bianco sono in plastichina leggermente venata e cuciti a macchina sulla divisa. Non sono presenti etichette interne. L’altra divisa della compagine biancoceleste (con collo e bordi pieni bianchi), commissionata dalla Tuttosport ad un maglificio romano, risulta simile al modello dell’anno precedente: il collo “a V” non è più estremamente pronunciato e presenta un risvolto interno, mentre i polsini sono leggermente più ampi. Il numero si conferma in plastichina leggermente venata cucito sul tessuto. La casacca non presenta cuciture ai fianchi ed ha un rinforzo sulla spalla. La targhetta Tuttosport in alcuni modelli è cucita nel colletto, in altri non è presente.

 

 

La prima maglia della stagione a maniche corte, con collo e bordi bicolore. Produzione Ennerre

La casacca a maniche corte, utilizzata prevalentemente per tutto il campionato si presenta in cotone non pesante. Il collo “a V” ed i polsini sono in maglina. Il colletto internamente presenta un risvolto interno. La casacca non ha cuciture sui fianchi ed ha un rinforzo interno all’altezza della spalla. Il numero da gara è in plastichina leggermente venata cucito a macchina dalla “sora Gina", l'addetta alla lavanderia che curava personalmente il materiale tecnico della squadra, cucendo anche i numeri. Fornitore tecnico della stagione è sempre la Tuttosport. Viene anche predisposta una divisa da trasferta bianca (con etichetta interna Tuttosport), già apparsa nell'ultima partita del precedente campionato, Napoli-Lazio.

La seconda maglia della stagione a maniche lunghe. Produzione Tuttosport

La maglia da trasferta è l’esatto negativo della versione casalinga: si presenta a tinta unita bianca, con colletto e polsini celesti. Il numero è in plastichina leggermente venata di colore azzurro, cucito a macchina sul tessuto.

La maglia da portiere di Pulici, indossata in Lazio-Foggia. Produzione Tuttosport

Felice Pulici, classe 1945, arriva nella Capitale su richiesta del tecnico Maestrelli nella stagione 1972/73, reduce da quattro campionati disputati con la maglia del Novara in Serie B e C; malgrado fosse esordiente nella massima serie il “Maestro” gli affida la casacca di estremo difensore titolare. E la fiducia del tecnico viene puntualmente premiata: il primo anno Pulici risulta il portiere meno battuto dell’intero campionato, il secondo anno conquista addirittura il titolo di Campione d’Italia. Per Pulici quel fatidico 12 maggio del 1974 rappresentò la data di una doppia emozione; infatti mentre la Lazio conquistava la certezza matematica di essere Campione d’Italia, egli, a fine partita, con i festeggiamenti in atto, riceveva la notizia della nascita del figlio Gabriele. «Credo di essere stato molto abile nello scindere questi due diversi momenti e riunirli poi in seguito per quella che fu una gioia unica ed indescrivibile. Riuscii a lasciare fuori dal campo ciò che era il mio privato momento familiare. Quello di sicuro era un momento molto bello, ma per me era necessario pensare prima all’altro traguardo, e cioè alla gara che in ordine cronologico precedeva l’evento personale. La giornata del 12 maggio era iniziata in maniera particolare per me. Mia moglie Paola stava per partorire proprio in quelle ore… Per tutta la domenica mattina avevo cercato di mettermi in contatto con la mia famiglia per avere notizie del parto. Telefonai a casa, ma nessuno mi rispondeva. Sentivo che Gabriele stava per nascere, proprio a pochi minuti dal fischio d’inizio di Lazio-Foggia. Appena entrammo in campo dissi a Wilson di scegliere al sorteggio “palla o campo” la porta sotto la Curva Nord, cosi avrei giocato la seconda frazione sotto la Sud, dove allora era posizionato il tunnel, avrei così impiegato meno tempo per abbandonare lo stadio. Pino perse il sorteggio ed il capitano del Foggia indicò la porta sotto la Nord per giocare la prima frazione li, e così al termine della partita dovetti impiegare più tempo per lasciare il terreno di campo, anche per la presenza in campo dei nostri tifosi festanti. Finita la partita e conquistato lo scudetto non ebbi modo di poterlo festeggiare con i miei compagni. Dovetti correre a prendere l’aereo e catapultarmi a Milano per vedere mio figlio appena nato. Mi feci al volo la doccia e mentre mi rivestivo mi accorsi che le mie scarpe non c’erano più. Le avevano messe addosso a Luigi Martini che si era infortunato in partita alla scapola e l’avevano portato all’ospedale “San Giacomo”. Corsi in ospedale in ciabatte, un saluto veloce a Gigi e ripresi le mie scarpe, pronto per partire direzione Milano. Scudetto e Gabriele: appena arrivato feci vedere al mio arrivo la casacca a mia moglie che nemmeno se ne accorse. Ero stravolto dalla gioia perché stavo ammirando il mio Gabriele da papà Campione d’Italia. La mia divisa della Lazio non era quella bella dai colori biancocelesti come quella dei miei compagni, la mia era nera, ovviamente da portiere. La storia della mia maglia di Lazio - Foggia è molto particolare. Per tanti anni, di quella maglia leggendaria non ebbi più notizie, era scomparsa. Persi ogni speranza di recuperala, la cercai ovunque. Qualche anno fa venne a mancare mio suocero e nei giorni successivi alla sua morte mia moglie cominciò a riordinare la sua stanza che l’ospitava da una decina di anni, nella nostra casa. “Mia moglie mi chiamò e mi disse…Felice, guarda un po’ cosa è uscito fuori? La tua maglia della Lazio... ». Mio suocero l’aveva tenuta con sé da sempre come una preziosa reliquia, probabilmente l’aveva presa lui in ospedale quel 12 maggio 1974. Volevo però avere la certezza dopo oltre 30 anni che fosse proprio quella di Lazio - Foggia e confrontandola con una delle foto del giorno dello scudetto, notai il segno del gesso delle linee del campo ancora presenti sulla casacca, oramai indelebile nonostante qualche lavaggio”. La maglia è in lanetta, si presenta dello stesso tessuto di quelle biancocelesti utilizzate dalla squadra. Il collo è alto tipo dolcevita, nel cui interno è cucita l’etichetta dell’allora fornitore tecnico sportivo, la Tuttosport. Il numero 1 in plastichina leggera è cucito a macchina sulla divisa dalla collaboratrice della Lazio la celebre “sora Gina”.

La prima maglia della stagione a maniche corte, con collo e bordi bicolore. Produzione Ennerre

L'Ennerre si occupa di realizzare una variante per le casacche a maniche corte. Il modello si presenta con collo "a V" e polsini celesti, con righina bianca al centro di essi. Questo tipo di divisa non presenta cuciture laterali ed ha un rinforzo sulla spalla. E' stata utilizzata per quasi tutta la stagione, nella versione a maniche corte.

Una maglia d'allenamento invernale. produzione Tuttosport

Negli Anni '70 la fornitura tecnica della Tuttosport alla Lazio, prevedeva anche le maglie d'allenamento. Molto belle ed eleganti per essere dei capi utilizzati esclusivamente in allenamento. Le colorazioni erano di due tipi: verdi e bianche. La scritta "Lazio Calcio" era stampata con la tecnica della serigrafia.

La stagione

Il rigore trasformato da Giorgio Chinaglia nella domenica del 12 maggio 1974 regala alla Lazio il primo scudetto della sua storia. Il Corriere dello Sport, il 13 maggio 1974, titola: “Lazio nel sogno“. Si, quello della Lazio è un sogno. Alla vigilia del campionato pochi credono che i biancocelesti possano ripetersi. Ed invece una grande compattezza di squadra, un gioco innovativo “all’olandese“ e tanti giocatori determinanti stretti intorno al proprio tecnico, compiono un altro miracolo.I giocatori si muovono in campo seguendo alla perfezione le indicazioni del loro “Maestro”. Chinaglia si rivela infallibile. Pulici e Wilson sono i leader della difesa e Re Cecconi si dimostra un mix di qualità e quantità. Frustalupi interpreta il ruolo del regista e D’Amico quello del fantasista. La Lazio, inoltre, vanta giocatori come Petrelli, Martini, Oddi, Nanni, Garlaschelli. Nel capolavoro tattico di Maestrelli è svelato il segreto dello scudetto del ‘74. La Lazio anticipa di qualche anno l’evoluzione degli schemi tattici nel calcio italiano. L’elemento innovativo, rispetto al calcio all’italiana, è rappresentato dall’estrema mobilità di tutta la squadra, capace di coprire tutto il campo. Una Lazio quindi, sul modello olandese.

La Rosa

Portieri: Avagliano, Moriggi, Pulici, Rezzonico. Difensori: Di Chiara (I), Facco, Labrocca, Martini, Oddi, Paris, Petrelli, Polentes, Tinaburri, Trobiani, Sambucco, Wilson. Centrocampisti: Amato, Borgo, Ceccarelli, D’Amico, Frustalupi, Inselvini, Manservisi, Mazzola (II), Nanni, Re Cecconi, Tripodi. Attaccanti: Castellucci, Chimenti, Chinaglia, Chirra, Franzoni, Garlaschelli. Allenatore: Maestrelli.

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