LA MAGLIA

Il presidente biancoceleste Casoni per la stagione 1982/83 punta ad un rinnovamento che porti, oltre all’auspicato ritorno in Serie A, ad un restyling d’immagine ad ampio raggio ed alla garanzia di nuovi introiti derivanti dallo sfruttamento di un nuovo e prestigioso sponsor ufficiale come la “Seleco”. L’idea di realizzare un simbolo che rappresenti quell’effetto di rinascita sportiva biancoceleste, viene affidata alla Marksport di Firenze (azienda di marketing sportivo), che trova il suo collante nella figura del creativo Otello Cecchi, collaboratore esterno della Marksport. Il bozzetto finale prospettato alla Lazio si coniuga perfettamente con l’idea originaria di Casoni. Un’aquila avveniristica, aggressiva e con le ali tese ed aperte ad abbracciare tutto il mondo Lazio. L’Ennerre, pertanto, realizza tre diverse divise con l’aquila sul petto per questa stagione: la biancoceleste, la rossa e la verde. Ideatore del marchio e della prima maglia è proprio il grafico fiorentino Otello Cecchi. La nuova divisa si presenta per la metà inferiore celeste e per quella superiore bianca, sovrastata sul petto da un’aquila stilizzata di colore blu. Un disegno del rapace con le lunghe ali che, passando per le maniche, abbracciava il calciatore fino alla schiena, terminando in prossimità del numero. I numeri da gara, inoltre, risultano innovativi per l’epoca, molto grandi e tridimensionali. Sponsor sulla maglia è la “Seleco”. Per la prima e unica volta nella storia la Lazio disputa tutte le partite di Coppa Italia e di campionato con quella che viene chiamata la “maglia bandiera”, fatta eccezione per la trasferta di Como, dove venne indossata quella verde. La casacca verde venne concepita esclusivamente a maniche corte, per cui non risultano ufficiali alcune maglie nella versione a maniche lunghe. La maglia rossa con l’aquila stilizzata sul petto presenta numero, colletto e polsini di colore celeste, mentre lo sponsor Seleco è di colore bianco. Anche una quarta versione viene preparata, ma non utilizzata dalla prima squadra (ad eccezione della Primavera), sempre rossa con l’aquila stilizzata di colore bianco. Per i portieri l’Ennerre realizzò diverse maglie di colore blu navy, giallo, grigio, verde petrolio ed una versione bicolore celeste/gialla con l’aquila stilizzata, che venne indossata in campionato solamente alla prima giornata.

 

Una prima maglia della stagione, realizzata interamente a telaio

La “maglia bandiera” si presenta per la metà inferiore celeste e per quella superiore bianca, sovrastata sul petto da un’imponente aquila stilizzata blu. Un disegno che, passando per le maniche, abbraccia il calciatore fino alla schiena, per chiudersi in prossimità del numero. La particolarità della maglia che la rende meravigliosa è la sua manifattura, interamente realizzata a telaio, senza l’interruzione meccanica nel passaggio dal filato bianco a quello celeste. Il nuovo sponsor ufficiale Sèleco è posizionato centralmente tra la testa del rapace ed il vertice del collo “a V” della maglia. I numeri da gara risultano innovativi per l’epoca, molto grandi e tridimensionali. Collezionisti disseminati in ogni parte del mondo ancora oggi cercano disperatamente questo prezioso cimelio. Eppure l’esordio della nuova divisa non è dei migliori. Giornali dell’epoca scrivono del malumore che serpeggiava tra i tifosi subito dopo la presentazione della nuova maglia, criticando la novità dell’aquila stilizzata sul petto così ingombrante e così futuristica. In termini grafici nessuna società aveva mai osato tanto, in un momento in cui al massimo i club italiani ridisegnavano i loro stemmi per compiacere i propri sponsor commerciali. Bastano tuttavia poche giornate per far cambiare idea sulla “maglia bandiera”, così poco tradizionale, e per farla entrare per sempre nel cuore dei tifosi laziali.

La terza maglia rossa della stagione, mai utilizzata in campionato

La terza maglia rossa con l’aquila stilizzata sul petto celeste, presenta numero, colletto e polsini di colore celeste. Non viene mai utilizzata in campionato, ma esclusivamente nell’incontro amichevole di prestigio, giocato allo stadio Flaminio dalla Lazio contro l'Italia Under 21 (1-1) e per alcune amichevoli con club minori. Anche la squadra Primavera biancoceleste ha l’onore di indossare la maglia rossa. A differenza della prima squadra, i ragazzi del tecnico Morrone indossano spesso in campionato la maglia rossa, utilizzata in due varianti: la prima con l’aquila stilizzata, numero da gara, colletto e polsini di colore celeste, mentre la seconda con sponsor Seleco, l’aquila stilizzata ed il numero da gara di colore bianco.

Una versione delle maglie dei portieri, con collo liscio

Per i portieri della Lazio l'Ennerre realizza anche una maglia di colore blu navy con aquila stilizzata, numero e sponsor Seleco in vernice bianca, mentre il colletto è di colore celeste con due varianti, con collo a costine e con collo liscio.

L'unico prototipo ufficiale della "maglia bandiera", con molte differenze rispetto a quelle ufficiali, donata dalla famiglia Fabiani (Marksport)

Non tutti sanno che la “maglia bandiera”, venne presentata come prototipo... La presentazione del nuovo emblema sociale e della nuova casacca avviene il 22 luglio 1982 presso il “Circolo Canottieri Lazio”. I moltissimi invitati alla serata di gala non credono ai loro occhi: la maglia è completamente ridisegnata, dalla classica divisa celeste che, al massimo, nel tempo, aveva avuto piccole modifiche nel colletto, nei polsini e nella tonalità cromatica, si passa addirittura ad uno stile del tutto avveniristico, forse folle per quei tempi. Ideatore della nuova maglia è il creativo designer fiorentino Otello Cecchi, collaboratore esterno della Marksport. Lo sponsor tecnico Ennerre si occupa solamente della produzione dello storico capo disegnato da Cecchi, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più belli nella storia del calcio italiano. Da lì a poco la nuova casacca viene ribattezzata “maglia bandiera”. Di essa ne parla Federico Fabiani, responsabile del settore organizzativo della S.S. Lazio nella stagione 1982/83: «Alla base dell’iniziativa c’era la volontà di una revisione dell’immagine della Lazio. Volevamo presentarci ai tifosi con un vestito nuovo, più moderno. Abbiamo così contattato una ditta specializzata del settore, la Marksport di Cesare Benincasa. Dopo mesi e mesi di studio, ben sette, la Marksport e noi come Lazio optammo per l’aquila stilizzata. Vorrei precisare e far notare che a quei tempi, a livello di studio e di divulgazione del prodotto per i tifosi, eravamo i primi in Italia nel settore». Nel corso dell’intervista Fabiani spiega poi come alla base dell’iniziativa della commercializzazione dei vari prodotti c’è il desiderio di fornire al pubblico biancoceleste la possibilità di vivere la Lazio tutti i giorni, non soltanto la domenica, in ogni parte della città e non soltanto allo stadio, concorrendo a realizzare l’auspicata revisione dell’immagine del club. Fabiani affermava che si trattava di una delle casacche più originali e smaglianti della storia del calcio italiano. All’epoca l’obiettivo era quello di arricchire la Lazio con un nuovo ed articolato settore commerciale ritagliato ad hoc per un club moderno e lanciato verso il futuro. Alla serata di gala del marchio Fabiani racconta un particolare inedito sfuggito a molti: «La “maglia bandiera” non era ancora completata. In effetti le maglie che portammo al Circolo Canottieri Lazio non furono quelle utilizzate dalla prima squadra a partire dal 5 agosto 1982. Portammo alla festa alcuni prototipi che presentavano delle differenze evidenti rispetto alle maglie che poi vennero utilizzate dalla squadra in campionato». In realtà, lo stemma Ennerre non è la classica “toppina” cucita sulla maglia, ma è lo “stampato” in vernice sulla maglia, così come l'aquila e lo sponsor. Inoltre, il collo “a V” è privo del suo colletto e l'ultimo dettaglio differente rispetto alle maglie da campo è lo sponsor Seleco. I prototipi presentano la scritta Seleco non conforme a quella istituzionale: i caratteri sono più massicci e meno eleganti di quelli aziendali. Questo tipo di logo non ufficiale della Seleco viene comunque utilizzato sulle maglie d'allenamento, rosse, grigie, bianche e blu.

Il celebre e rarissimo modello in "negativo" proveniente dal giocatore Enrico Vella

Nel ritiro estivo di Sarentino (BZ), nella prima fase eliminatoria della Coppa Italia e nelle prime giornate di campionato per tutto il mese di settembre, la Lazio scende in campo con questa particolare maglia bandiera con il numero bianco. Questo modello viene comunemente denominato dai collezionisti "in negativo" per via del fatto che presenta i colori invertiti rispetto a quello che poi sarà il modello classico e definitivo. Nell'ottobre del 1982 il numero bianco "vuoto" viene rimpiazzato per motivi di scarsa visibilità dalla lunga distanza e al suo posto compare un numero di colore blu pieno che conserva il suo carattere futurista e tridimensionale. Altro elemento di differenziazione rispetto alle altre maglie bandiera è lo sponsor Sèleco di colore nero. La provvisorietà di questo modello fa della maglia bandiera in negativo una delle casacche più rare ed ambite del collezionismo Anni '80. Forse non tutti sanno che questa variante di maglia bandiera fu poi rispolverata a fine stagione e indossata proprio all'ultima giornata di campionato: domenica 12 giugno 1983 a Cava de' Tirreni contro la Cavese. In quella partita alla Lazio bastò pareggiare 2 a 2 per agguantare la tanto sospirata promozione in Serie A, dopo 3 anni di esilio. Il motivo di questa sorta di ritorno alle origini risiede nel fatto che, in quegli anni, spesso succedeva di arrivare a fine stagione con la fornitura di divise e maglie da gara quasi esaurita e si finiva per attingere da modelli vecchi, accantonati o lasciati in uso alle giovanili. Come successo qualche anno dopo, Nel 1987, quando la Lazio andò a giocare gli spareggi a Napoli munita delle maglie del ritiro estivo precedente, con sponsor su autoadesivo. Curiosità: questo tipo di casacca può vantare anche una comparsa cinematografica nel film del 1982 "Il tifoso, l'arbitro e il calciatore" con Pippo Franco, Mario Carotenuto, Gigi Reder ed Alvaro Vitali diretto da Pier Francesco Pingitore. Nel film ad episodi, appare la Lazio che scende in campo in due occasioni, entrambe le volte indossando la maglia bandiera con la numerazione in negativo. Le partite sono Lazio-Campobasso e un fantomatico derby amichevole, divenuto celebre perché durante la partita Pippo Franco è costretto a fare da spoletta sugli spalti, correndo da una parte all'altra dello stadio fingendosi sia tifoso laziale che romanista, per non deludere le aspettative del padre (Carotenuto) e del suocero (Reder).

Una versione grigia delle maglie dei portieri

Tra le tante divise in dotazione ai portieri della Lazio spicca anche la maglia grigia con aquila, sponsor e numero in vernice blu. La curiosità che risalta nelle maglie dei portieri è che molte di esse non hanno le ali del rapace che proseguono anche sulle maniche, come nella classica "maglia bandiera".

Una prima maglia della stagione realizzata in "Filo di Scozia"

La casacca si presenta con una manifattura di maggior pregio rispetto al modello classico della "maglia bandiera" utilizzata per tutto la stagione. Infatti, la composizione del tessuto è realizzato utilizzando il pregiatissimo "Filo di Scozia". Elemento di curiosità desta lo sponsor Sèleco stampato sulla casacca di colore nero e non blu navy come nelle altre mute. La caratteristica più importante di questa maglia è che la sua realizzazione richiede l’utilizzo delle macchina a telaio, a differenza del modello più comune realizzato cucendo tra loro parti di tessuto già predisposto. Si può notare che non esiste congiunzione tra la parte inferiore celeste e la superiore bianca. Il telaio ha la proprietà di cambiare in corsa il colore, senza dover ricorrere alla cucitura delle parti, in seconda battuta.

Una prima maglia della stagione, realizzata interamente a telaio

Questo tipo di casacca invernale risulta maggiormente utilizzata dalla prima squadra. La particolarità della maglia che la rende meravigliosa è la sua manifattura, interamente realizzata a telaio, senza interruzione nel passaggio dal filato bianco a quello celeste.

Una prima maglia della stagione (versione commerciale), a maniche corte

Per anni si è narrato che la differenza tra quelle da campo e quelle da negozio fosse esclusivamente dettata dalla presenza dell’etichetta “S.S. Lazio prodotto ufficiale” cucita all’interno del colletto. La Lazio mette in commercio nei punti vendita autorizzati la "maglia bandiera" senza numero o con le numerazioni già predisposte: la 8 di Manfredonia, la 9 di Giordano e la 10 di capitan D'Amico. La versione rossa e la verde come quelle dei portieri non sono commercializzate.

La stagione

L’Italia vince il suo terzo mondiale in Spagna e la Figc concede la grazia ai “gioielli” Giordano e Manfredonia che tornano nuovamente in campo con la maglia della Lazio. La nuova stagione si presenta all’insegna dell’ottimismo: il presidente Casoni conferma l’allenatore Clagluna e, coadiuvato dal direttore sportivo Sbardella, promuove una vera e propria rivoluzione con una campagna acquisti effervescente, presentando una squadra radicalmente nuova: Ambu, Miele, Podavini, Vella, Perrone, Tavola ed Orsi e tanti giovani del vivaio biancoceleste, come Saltarelli, Surro, Meluso, Marini, Sciarpa e De Angelis. L’allenatore Clagluna inizia alla grande la stagione centrando, fra l’altro, il record nel campionato cadetto delle sette vittorie consecutive che portarono la Lazio a concludere in testa il girone d’andata, con un punto di vantaggio sullo “schiacciasassi” Milan. Il portiere Orsi sostituisce Moscatelli e resta imbattuto per 724 minuti. Il rovescio della medaglia si manifesta però all’inizio del girone di ritorno con la sconfitta a Campobasso ed una serie di risultati mediocri, che compromettono fortemente il traguardo della promozione. Il presidente Casoni, di fronte alla contestazione dei tifosi, è costretto a licenziare Clagluna al termine del rocambolesco pareggio interno per 3-3 con la Reggiana, con la Lazio comunque posizionata al secondo posto della classifica. La squadra viene affidata a Giancarlo Morrone, tecnico della squadra Primavera, che, dopo la rovinosa caduta iniziale contro il Milan per 5-1 a San Siro, riesce, nelle ultime quattro gare, a conquistare i sei punti necessari per il ritorno in Serie A. La promozione viene centrata pareggiando 2-2 all’ultima giornata in casa della Cavese. La Lazio, dopo tre anni di purgatorio nella serie cadetta, torna nella massima serie. Giorgio Chinaglia dagli Usa è pronto a rilevare il pacchetto di maggioranza della finanziaria capeggiata dal presidente Casoni.

 

La Rosa

Portieri: Cacciatori, Moscatelli, Orsi. Difensori: Chiarenza, Miele, Perrone, Pochesci, Podavini, Saltarelli, Sciarpa, Spinozzi. Centrocampisti: Badiani, D’Amico, De Angelis, De Nadai, Ferretti, Manfredonia, Marini, Montesi, Sanguin, Surro, Tavola, Vella, Attaccanti: Ambu, Chiodi, Giordano, Meluso, Vagheggi. Allenatore: Clagluna, (poi subentrato) Morrone.

Curiosità

Anche Giorgio Chinaglia indossò la “maglia bandiera”…

In occasione di una sua visita a Roma, il 7 dicembre 1982, Giorgione viene invitato dal presidente Casoni a scendere in campo durante un’amichevole tra la Lazio e la squadra Primavera allo stadio Flaminio, davanti a circa 10mila spettatori. Long John con la “maglia bandiera” si schiera al fianco di D’Amico e Giordano suoi ex compagni di squadra e realizza due gol. Prima del fischio d’inizio del match il direttore sportivo Antonio Sbardella e il giovanissimo Federico Fabiani addetto alla gestione marketing consegnano a Giorgione dei gadget con il nuovo emblema sociale stilizzato.

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