LA MAGLIA

L’atteso ritorno in Serie A vede quattro diverse prime maglie alternarsi durante il campionato. La Lazio inizia la nuova stagione indossando una maglia lucida con una particolare rasatura a strisce ed il colletto bianco e blu. Lo stemma è serigrafato e di piccole dimensioni. Con questa casacca la Lazio gioca la prima fase della Coppa Italia e le prime partite di campionato. Successivamente dalla quarta giornata Modena-Lazio (0-0), fino all’ottava giornata Lecce-Lazio (2-0), viene utilizzata una maglia diversa di un celeste più pallido senza la rasatura a strisce, ma sempre con il colletto bianco e blu. Questa casacca sarà poi ripresentata all’ultima giornata contro il Taranto (partita della promozione in Serie A, gara vinta dai capitolini per 3-1). L’8 novembre 1987 contro l’Atalanta (1-0) si torna al modello tradizionale, con una maglia dal tessuto acetato e di una tonalità celeste pastello a maniche lunghe, bordi e colletto interamente bianchi. L’emblema sociale è di piccole dimensioni, interamente ricamato. Dalla quindicesima giornata Udinese-Lazio (0-0) compare l’ultima variante in lanetta di colore celeste pallido, che poi sarà riproposta anche nella stagione successiva in Serie A. Lo stemma sociale aumenta le sue dimensioni, sempre interamente ricamato. Questa divisa viene indossata prima nella versione a maniche lunghe e successivamente nella versione a maniche corte. Nell’ultima partita quella del ritorno in Serie A, come già scritto, si torna alla maglia senza la rasatura a strisce, con colletto bianco e blu.

 

Una prima maglia di inizio stagione

La prima casacca, che sostituisce la leggendaria "maglia bandiera" della "Tuttosport", è pensata dalla "Robe di Kappa" con tre colorazioni: a bande orizzontali opache e lucide (effetto rasatura) celesti con bordi bianco e blu. L'idea piace ai tifosi che da questo momento personalizzano le loro bandiere introducendo il colore blu, insieme al bianco e celeste.

Una prima maglia della stagione, a maniche lunghe

Durante il periodo invernale la "Robe di Kappa" tira fuori dal suo cilindro un maglia dallo stampo tradizionale, biancoceleste in tessuto lucido felpato all'interno. I numeri sono in plastica leggera applicati a caldo sulla maglia, dal particolare font con effetto tridimensionale tipo degli Anni '80, utilizzato anche dalla Nazionale Italiana.

Una prima maglia in lanetta (versione commerciale), che verrà ripresa anche nella stagione successiva

La Robe di Kappa alla quindicesima giornata estrae dal suo cilindro la quarta prima maglia che verrà utilizzata (anche a maniche corte) fino alla penultima giornata di campionato. La casacca si presenta molto rifinita nei dettagli, tra i quali spicca un meraviglioso emblema sociale ricamato che accresce le sue dimensioni. Il tessuto è una delicata lanetta. Il colore è molto chiaro, forse troppo, un celeste fin troppo pallido. La numerazione di colore nero è realizzata con un font dai caratteri squadrati e tridimensionali, applicati a caldo sulle divise. La produzione di queste mute sono affidate dalla Kappa al "Maglificio Torinese".

Una prima maglia indossata da Acerbis il giorno della promozione in Serie A

La maglia che festeggia il ritorno in Serie A è l'ultima variante proposta dalla "Robe di Kappa". Molto simile a quella di inizio stagione con i bordi biancoblù, ma priva della rasatura a strisce. Curiosamente in questa stagione, le svariate maglie proposte dalla Robe di Kappa presentano le etichette cucite all'interno del colletto, di diverso colore: verdi o rosse.

Una seconda maglia della stagione, versione commercializzata nei negozi

La maglia da trasferta conferma anche per questa stagione il colore giallo, utilizzato per la "maglia bandiera" nella stagione precedente. La casacca è priva di inserti celesti. Il modello utilizzato dalla prima squadra si presenta in tessuto acrilico (la classica lanetta rasata), con i numeri di colore nero cuciti a macchina. Nelle grafiche una variante gialla in tessuto acetato mai utilizzata dalla prima squadra.

Una delle maglie da portiere della stagione. (Nella grafiche la versione commerciale da catalogo ufficiale)

Il portiere titolare biancoceleste Silvano Martina utilizza due forniture differenti per la stagione, sia quelle messe a disposizione dalla Robe di Kappa e sia quelle del proprio fornitore tecnico la Uhlsport.

La stagione

Passata la paura della stagione precedente i fratelli Calleri, oltre all’impegno per sistemare i bilanci in rosso della Lazio, mettono in piedi una buona squadra, per tentare la risalita nella massima serie. Ad inizio stagione la Lazio si attrezza per la Serie A: arrivano, tra gli altri, nomi di spicco come Monelli, Muro ed il centravanti della Nazionale Italiana ai mondiali in Messico dell‘86, “Nanu” Galderisi. A sette giornate dal termine la promozione è ancora tutta da conquistare. Il tecnico Eugenio Fascetti suona la carica ai suoi ed il finale di campionato consente di riportare la Lazio in Serie A. Lazio-Taranto è la partita promozione. Il cuore del tifo biancoceleste è in Curva Sud. La Nord è un cantiere per Mondiali di Italia 90. L’Olimpico si rifà il look: viene demolito un monumento in marmo e travertino per far posto alla presunta modernità. Uno striscione accompagna questo addio: “Cara, vecchia Nord, con il cuore non ti dimenticheremo mai“. La Lazio batte il Taranto 3-1 e finalmente si torna in Serie A.

La Rosa

Portieri: Fiori, Martina, Salafia. Difensori: Amato, Beruatto, Brunetti, Foschi, Gregucci, Marino, Nobile, Piscedda. Centrocampisti: Acerbis, F. Agostinelli, Biagioni, Camolese, Caso, Conti, V. Esposito, Falessi, Gentilini, A. Greco, Muro, Pin, Savino. Attaccanti: Galderisi, Monelli, Nigro, Rizzolo. Allenatore: Fascetti.

Curiosità

Come già detto, nel 1987 arriva anche la Lazio a bussare alla porta della Robe di Kappa per sottoscrivere un contratto biennale concernente la fornitura tecnico-sportiva e la commercializzazione del marchio S.S. Lazio su maglia, kit allenamento ed oggetti dedicati al tifoso sul modello ormai rodato da tempo della Juventus con la Kappa. Il quartier generale degli imprenditori Calleri, proprietari della Lazio, era proprio Torino, per cui conoscevano molto bene l’operato della Robe di Kappa, fornitore tecnico-sportivo della Juventus dell’epoca. E dunque, dopo un anno dal loro insediamento a Roma, i Calleri scelsero la Roba di Kappa come sponsor tecnico della Lazio.

È il campionato 1987/88, quello del ritorno dei biancocelesti in Serie A: nella stagione si vedono quattro diverse prime maglie alternarsi durante il campionato. Vogliamo raccontarvi e farvi partecipi della scoperta che la nostra redazione ha fatto in questi giorni. La Lazio debutta in Coppa Italia il 23 agosto 1987 contro il Pisa, indossando una maglia di cui nessuno ad oggi ne era a conoscenza.  Attraverso l’unica fonte documentabile, quella de “La Domenica Sportiva” sembrerebbe che il completo indossato fosse quello che poi apparve dalla quindicesima giornata, Udinese-Lazio (0-0) in poi, del campionato di Serie B cioè quello in lanetta di colore celeste pallido, con bordi bianchi. Dalle immagini televisive abbiamo riscontrato la comparsa per la prima ed unica volta nella storia della Lazio di un riquadro nero cucito sul retro della maglia celeste, con tanto di numero da gara bianco applicato sopra. Il tutto molto simile a quello utilizzato sulla casacca della Juventus per decenni. Ci chiediamo il perché, eppure tre giorni prima, nell’amichevole di lusso contro il Milan allo stadio Flaminio, la Lazio indossò una delle maglie apparse poi in campionato, con tanto di numero conforme e non così pasticciato. Probabilmente quel tipo di completo visto allo stadio Arena Garibaldi di Pisa, essendo di una tonalità di celeste molto chiara al quale vennero applicati dei numeri bianchi, come da sempre vuole la tradizione della Lazio, non era propriamente il massimo dal punto di vista dell’immagine televisiva. Quindi, proprio per la visibilità precaria dei numeri bianchi che andavano a confondersi con quel celeste troppo chiaro si decise “in corsa” o all’ultimo momento di risolvere il problema. Ma cosa venne fatto? Ecco la soluzione: la Kappa ricorse allo stratagemma “Juventus”, utilizzando dei riquadri neri con numeri bianchi predisposti sul modello bianconero di quel periodo. Per cui Pisa-Lazio (4-5 ai calci di rigore) in Coppa Italia non rimarrà solamente alla memoria per un buon risultato in Coppa, ma anche per quel “diversivo” sule divise biancocelesti che videro per una volta, mai più replicata, quel grosso riquadro nero sulla maglia celeste. Potere della televisione…

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